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Amministratore di fatto e concorrenza sleale

La figura dell’amministratore di fatto è ormai riconosciuta dalla giurisprudenza e nasce in larga misura proprio dall’elaborazione giurisprudenziale.

L’amministratore di fatto è un soggetto che:

  • in assenza di qualsiasi tipo di investitura da parte dell’assemblea, sia pure irregolare o implicita,
  • si sia ingerito nella gestione della società.

Per configurare la responsabilità dell’amministratore di fatto si può prescindere dall’esistenza di una investitura da parte dell’assemblea sia pure irregolare o implicita. Si vedano: Cassazione n. 1925 del 1999; Cassazione n. 9795 del 1999 e Cassazione n. 28819 del 2008.

Per poter qualificare un soggetto quale amministratore di fatto è necessario che:

  1. le funzioni gestorie da lui svolte abbiano carattere sistematico e
  2. non si esauriscano nel compimento di alcuni atti di natura eterogenea e occasionale.

L’ingerenza deve assumere caratteri di sistematicità e completezza. Ciò vuol dire che gli atti da lui posti in essere devono essere idonei a condizionare:

  • l’attività e
  • le scelte operative della società.

Ciò avviene quando vengano:

  • vengano impartite direttive o
  • si condizionino le scelte operative della società.

L’art. 2390 c.c. impone il divieto di concorrenza agli amministratori anche di fatto.

La finalità di questa disposizione normativa è quella di tutelare:

  • la società ed
  • i suoi creditori

rispetto alle condotte pregiudizievoli poste in essere da coloro che, non rivestendo formalmente la carica di amministratore, non sono soggetti ai doveri:

  • di diligenza,
  • di conservazione del patrimonio,
  • di osservanza di specifici obblighi

dettati dalla legge e dallo statuto.

Il divieto di concorrenza è espressione del più generale divieto per l’amministratore di agire in conflitto di interessi con la società, disciplinato dall’art. 2391 c.c.

Quest’ultima norma, al pari dell’art. 2390 c.c. non prevede un divieto assoluto di agire in conflitto di interessi, ma impone all’amministratore portatore di una situazione di conflitto di dare notizia:

  • agli altri amministratori ed
  • al collegio sindacale

di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società e di precisare:

  • la natura,
  • i termini,
  • l’origine e
  • la portata di questo interesse.

La società così debitamente informata, può autorizzare l’operazione in conflitto motivando adeguatamente sulle ragioni della convenienza.

Il mancato rispetto di questo dovere informativo comporta:

  • l’annullabilità delle deliberazioni societarie ed
  • è fonte di responsabilità per l’amministratore ex art. 2391 comma 4° c.c.

In termini del tutto analoghi va letto l’art. 2390 c.c. e quindi l’assemblea può autorizzare l’amministratore a svolgere attività concorrente.

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