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agenti – patto di non concorrenza – comportamenti scorretti – sviamento di clientela

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha adottato da tempo una nozione di concorrenza sleale, relativamente al numero 3 dell’articolo 2598 cc, più ampia di quella indicata nei numeri 1 e 2 dello stesso articolo.

Tale interpretazione è avvalorata anche da gran parte della dottrina.

La Corte di Cassazione individua quali elementi costitutivi della fattispecie:

1)ogni uso diretto o indiretto di mezzi contrari ai principi della correttezza professionale e

2)l’idoneità di tale uso a danneggiare altrui azienda.

Possono sussistere tali due presupposti anche se lo sviamento di clientela sia meramente potenziale, ma il giudice del merito deve valutare le concrete circostanze del caso.

Ora, se due agenti:

1)dopo aver stipulato un atto di non concorrenza,

2)utilizzano le conoscenze relative alla clientela dell’azienda ove hanno collaborato,

3)contattano la loro clientela con grande facilità proprio nelle zone coperte dal patto di non concorrenza,

4)utilizzano informazioni acquisite presso la precedente impresa (politiche dei prezzi, degli sconti e condizioni contrattuali),

5)incitano i clienti a non rispettare i contratti stipulati offrendosi anche di pagare le penali per il recesso (onde far stipulare nuovi contratti di distribuzione con la nuova azienda ove collaborano), e

6)diffondono notizie idonee a screditare l’immagine commerciale della loro precedente azienda,

commettono atti di concorrenza sleale particolarmente contrari e lesivi dei principi della correttezza professionale idonei a cagionare un danno.

(Corte di Cassazione, sezione 1° sentenza n. 2060 pubblicata il 14-02-2012, Presidente Corrado Carnevale)

Precedenti conformi: Corte di Cassazione sentenza n. 16156 del 2004 e Corte di Cassazione, sentenza n.14793 del 2008)

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