Affari in concorrenza.

Affari in concorrenza.

Un dipendente aveva trattato affari in concorrenza con la società nella quale prestava servizio. Nel caso di specie:

  • aveva divulgato notizie attinenti all’organizzazione dell’impresa ed
  • aveva fatto uso di dette informazioni.

Il lavoratore si difendeva sostenendo di essersi limitato a prospettare ad altri dipendenti la possibilità di costituire una nuova società, avente il medesimo oggetto, nella ipotesi di dissesto della società datrice di lavoro.
La giurisprudenza della Cassazione è consolidata nell’affermare che l’obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato ha un contenuto più ampio rispetto ai divieti espressamente previsti dall’art. 2105 c.c.
L’articolo 2105 c.c. deve essere integrato dagli artt. 1175 e 1375 c.c. che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi.
Quindi il lavoratore è tenuto ad astenersi da qualsiasi condotta:

  • che risulti in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o
  • che crei conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o
  • sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto.

Si vedano sul punto: Corte di Cassazione, sentenza n. 144 del 09.01.2015 n. 144; Corte di Cassazione, sentenza n. 25161 del 26.11.2014 e Corte di Cassazione, sentenza n. 14176 del 18.2009.
Da detto principio generale discende che, sebbene l’ipotesi espressamente prevista dall’art. 2105 c.c.

  • postuli il compimento di atti, sia pure iniziali, di gestione di attività concorrente,
  • tuttavia ai fini della violazione dell’obbligo di fedeltà nei termini più ampi sopra intesi, assume rilievo anche la mera preordinazione di attività contraria agli interessi del datore di lavoro. Si veda la Corte di Cassazione, sentenza n. 2474 del 10.02.2008.

Infatti è ricompresa l’attività del dipendente volta alla costituzione di una società o di una impresa individuale avente ad oggetto la medesima attività economica e commerciale svolta dal datore di lavoro. Si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 12489 del 26.08.2003.
La Corte di Cassazione ha quindi confermato la sentenza della Corte territoriale che ha ritenuto che fosse idonea a ledere il vincolo fiduciario la condotta tenuta da un dipendente il quale aveva avvicinato dipendenti che:

  • rivestivano un ruolo determinante nella organizzazione aziendale,
  • per convincerli a partecipare alla costituzione di una società che avrebbe operato nel medesimo settore produttivo della propria datrice di lavoro ed
  • aveva anche avviato trattative con clienti dell’azienda, in vista del successivo inizio della attività concorrenziale.

Mentre nessun rilievo ha dato la Corte di legittimità alle motivazioni personali che stanno alla base del compimento di atti di slealtà nei confronti del datore di lavoro.
(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n.3186, pubblicata il 07.02.2017, presidente L. Macioce).