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Aci multata per spese aggiuntive in relazione all’uso di carte di credito e bancomat.

Aci multata per spese aggiuntive in relazione all’uso di carte di credito e bancomat.

Il Codice del Consumo all’art. 62 stabilisce un divieto assoluto di imporre spese aggiuntive ai consumatori per l’utilizzo di determinati strumenti di pagamento come:

  • carte di credito o
  • bancomat.

Tuttavia:

  • l’Aci (Automobile Club d’Italia) e
  • la società da questo controllata, l’Aci Informatica s.p.a.

hanno violato a più riprese tale disposizione.

L’Aci è un ente pubblico non economico che gestisce la tassa automobilistica per conto delle Regioni convenzionate. Il suo bilancio d’esercizio 2015 presenta un fatturato pari a 353 milioni di euro ed un utile di 20 milioni di euro.

Invece il bilancio d’esercizio 2015 di Aci Informatica s.p.a. presenta un fatturato pari a 67 milioni di euro e un utile di 165.000 euro.
L’Antitrust nella sua adunanza del 30-11-2016 ha comminato una sanzione economica dell’importo di 2.800.000,00 euro ad entrambe le società.
Il procedimento ha tratto origine da una segnalazione:

  • dell’Associazione di consumatori Altroconsumo e
  • da lamentele di diversi consumatori.

Tali società applicavano una commissione aggiuntiva del 1,2% sulla somma corrisposta dai consumatori che pagano la tassa automobilistica con la carta di credito o il bancomat. Quindi all’importo fisso di 1,87 euro che remunera il costo del servizio di riscossione del bollo si somma anche questa commissione.
In particolare:

  • a)il servizio di pagamento online del bollo auto sul sito di ACI www.aci.it prevedeva una maggiorazione del 1,2% sulla somma pagata per l’utilizzo della carta di credito, mentre
  • b)il pagamento con bancomat presso le varie delegazioni ACI dislocate sul territorio, prevedeva una commissione in misura fissa pari a 0,20 euro.

Prima della conclusione del procedimento, le parti coinvolte nell’istruttoria hanno ridotto la commissione richiesta per il pagamento del bollo con carta di credito sul sito www.aci.it ad un corrispettivo in cifra fissa pari a 0,75 euro.
Affinchè vi sia la violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo non rileva in sè il quantum del sovrapprezzo.
Quindi l’infrazione esiste a prescindere dall’entità dello stesso (che potrebbe essere anche di importo inferiore).
Le due società sono tenute in solido al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria di 2,8 milioni di euro.

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