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Abuso del diritto e diritti di immagine

Tuttavia una parte del compenso veniva pagato ufficialmente, mentre un’altra parte come sfruttamento dei diritti d’immagine mediante contratti fittizi e per il tramite di altre società, ma facenti parte della medesima società del gruppo sportivo.
Per la Suprema Corte tale modalità di pagamento:
1) è priva di una valida ragione economica,
2) è realizzata all’interno di uno stesso gruppo societario,
3) utilizza società con sede in paesi a fiscalità privilegiata.
Quindi secondo la Corte di Cassazione i contratti (e nel caso specifico quello di un calciatore) possono essere utilizzati per nascondere elusioni d’imposta ed abusi del diritto.